cinema

lo schermo è un maschio cattivo

«io sono mia» è il primo film interamente fatto da donne. Finalmente è uscito e abbiamo voluto criticarlo insieme fra noi, perché è una cosa che ci riguarda: Lu Leone, Sofia Scandurra e Luisa Di Gaetano della troupe, Adelaide Frabotta e Maricla Tagliaferri del pubblico.

febbraio 1978

Maricla
Un po’ tutte noi abbiamo sentito Io sono mia come una cosa che ci apparteneva, anche se materialmente lo facevate voi. Sarebbe bello, adesso che il film è uscito, tirare un po’ le somme di tutti i discorsi che abbiamo fatto «prima», fare un bilancio di questa vostra esperienza e riflettere sulla vostra scelta del film inserito nel circuito normale, e chiarirci fra noi alcune cose sul prodotto finito, prima che se ne impadronisca e le strumentalizzi la critica maschile.
Lu
Si arriva ad un punto in cui si è talmente coinvolte dentro la ricerca del perché alcune cose non coincidono con la tua volontà, che diventa difficilissimo parlarne, perché forse bisogna rifletterci sopra per dei mesi, prima di capire bene cosa non ha funzionato, cosa non ha reso questa operazione perfettamente giusta. In questo caso il prodotto si stacca molto da noi. Quando abbiamo privilegiato un tentativo utopico di cambiare dei rapporti in un sistema rigido e preciso, come quello del cinema industriale, è come se avessimo lanciato una sfida per vedere se la modificazione dei rapporti fra noi della troupe (che poi c’è stata fino ad un certo punto) poteva modificare il prodotto. E qualcosa non ha funzionato in modo perfetto. Io sto riflettendo su come si può andare avanti da ora in poi. Noi ci siamo trovate di fronte ad una contraddizione: dover privilegiare la professionista, a volte a tutto scapito della «compagna», con cui potevi avere un dialogo-diverso. A me è costata una fatica enorme, per trovarmi adesso di fronte ad un prodotto che non mi appartiene più. Pensavamo forse di essere molto più forti di quanto eravamo, rispetto alla struttura del cinema industriale. Io sono stata molto utopica. Oggi ripartirei dall’8mm. Un gruppo deve fare per un anno un lavoro di 8mm insieme per capire fino in fondo come usare questo mezzo e quali storie raccontare, dopodiché può affrontare il 35mm. Il fatto di essere fatto da donne, ci si è ritorto contro, come dire «è un .film identico agli altri, solo che è fatto da donne» e tutta la nostra diversità non viene fuori. La prossima volta partirei con un gruppo più affiatato e con una storia che veramente ci urge raccontare.
Sofia
Io sono sempre stata convinta che fosse una buona cosa fare un film nelle strutture perché convinta, che, pur con più limitazioni, il discorso si sarebbe aperto a tutti, mentre con un altro mezzo il discorso sarebbe rimasto limitato. Adesso, nonostante tutte le difficoltà, penso che una cosa almeno l’abbiamo ottenuta: aprire un discorso, una discussione tra un uomo e una donna che vanno insieme a vedere il film.
Non mi sento tradita nelle mie aspettative, forse perché mi aspettavo di meno: mi bastava mettere un seme dove prima non c’era. Rispetto poi al lavorare fra noi, sono d’accordo con Lu sull’importanza di conoscersi prima, perché molti urti e problemi sono nati dal non conoscersi molto e dal non stimarci abbastanza.
Luisa
Qui c’è un discorso generale di sfiducia che le donne hanno tra loro. Quello che m’interessa è capire che verifica mi ha dato lavorare fra donne, ciascuna con la sua professionalità specifica. Ci deve far riflettere che fra noi si è spesso messa in dubbio la professionalità dell’altra, cosa che in altre situazioni (cioè coi maschi) non sarebbe mai venuta in mente. Proprio dove dovremmo sentirci più coinvolte, più solidali, invece si scatenano competitività, sfiducia ecc. Mi interessa capire perché venti donne professioniste, che in altre situazioni non avrebbero mai messo in discussione la competenza di un altro, qui si sono comportate come bambine che vogliono il potere, mistificando un discorso di cooperazione con uno di prevaricazione: questo è quello che mi ha fatto più soffrire.
Maricla
Questo è un discorso che ho verificato ogni volta che insieme ad altre donne cominci un lavoro, ogni volta che c’è una messa in comune delle proprie competenze specifiche. Purtroppo non riguarda solo il mondo del cinema, è un problema che tocca la nostra incapacità — ancora — di lavorare fra donne, una cosa che, secondo me dobbiamo ancora imparare.
Sofia
Evidentemente non ci conoscevamo abbastanza. Quando dico conoscersi non penso ad un’amicizia ventennale, ma anche alla semplice possibilità di parlare insieme un po’ per verificare una coerenza su certe cose.
Adelaide
Io sono contenta che sia stato fatto questo film, perché finalmente c’è un prodotto fatto da donne, per la prima volta abbiamo cavalcato la tigre del cinema commerciale. In fondo avete affrontato, anche se non risolto, i problemi su cui il femminismo sta lavorando da molto tempo: il fatto di verificarti come donna nei confronti di un potere, in questo caso il cinema, anche andando a scavare nei maschili che vengono fuori in ciascuna di noi.
Maricla
Infatti. Per esempio non so quanto risolva il problema preparare un collettivo che faccia per anni insieme solo 8mm, perché sarà nel passaggio ad un altra struttura, che ti dà più potere, che ti troverai a ridiscutere nel concreto molte cose che ti sembravano acquisite come collettivo.
Lu
Io faccio un discorso più sulla creatività, cioè penso ad una situazione in cui non ci sia scissione tra il modo di lavorare e il prodotto che ne deriva. Cosa che, dicevo, non si è verificata in questa esperienza.
Adelaide
Ma per me è positivo proprio questo, cioè questa «fine dell’utopia». Non voglio stare al discorso del maschio, che mi impone, quando, faccio una cosa, di essere non solo brava, ma due volte più brava di lui.
Sofia
Io credo enormemente al lavoro tra donne e alle nostre possibilità, ma forse bisognava partire in modo diverso.
Maricla
Riflettere sull’intero arco della vostra esperienza, dalla proposta, alla formazione della troupe, al lavoro durante le riprese, significa portare fuori un sacco di tematiche interessantissime: il confronto col potere, la professionalità e come questa entra in conflitto con altre professionalità o crea dei ruoli, la sfiducia sul lavoro, la creatività come sblocco delle donne da certi tabù, come questa creatività non dev’essere immediatamente commisurata con la qualità del prodotto fatto. Ma parliamo un momento del film, di. Io sono mia; la creatività delle donne, si è realizzata in questo film?
Lu
La creatività del collettivo nel suo insieme direi assolutamente di no. È uscito un prodotto semplice, piacevole, che risponde ai requisiti di un prodotto. È già un successo questo? Secondo me sì, è già un grande successo, abbiamo aperto la strada, vale la pena di averla vissuta questa esperienza, Poi tutte le critiche che riguardano il prodotto finale coprono un’altra sfera, quella della critica cinematografica.
Maricla
Se stiamo qua, significa che siamo tutte convinte che è un successo che il film sia uscito. Le critiche ci debbono servire per andare avanti. Naturalmente io non mi aspettavo un film per le femministe o un film «del movimento per il movimento», primo perché ne avevamo già discusso proprio qui a Effe e lo sapevo, secondo perché anche secondo me era inconcepibile e inutile un film del genere che andasse nel circuito normale. Nonostante questo, il film nasce già vecchio anche rispetto alla realtà di una donna non femminista. I personaggi sono tutti molto stereotipati, tagliati con l’accetta, l’abbiamo detto. Ho cercato di mettermi, per quanto è possibile, come una donna non femminista, che però ha una grossa diffidenza verso le femministe, e che va a vedere il film; si trova di fronte Giacinto, un personaggio di maschio tremendo, che sappiamo bene che esiste, che però presentato così, fa scattare il meccanismo di difesa del proprio uomo, anziché un meccanismo di identificazione con la donna.
Sofia
La maggior parte delle donne, ‘ certo non le femministe, vive con uomini che hanno in comune molte cose con il maschio del film.
Adelaide
Beh, ogni tanto capitano pure a noi i Giacinti…
Sofia
Anzi, abbiamo ricevuto delle critiche opposte alla tua, ci è stato detto che Giacinto è troppo simpatico. Del resto anche Vannina, la protagonista, ha dei grossi difetti, per esempio quello di non aprire un dialogo con il marito. Non abbiamo voluto mettere i buoni da una parte e cattivi dall’altra. E poi Giacinto non è il maschio che tradisce e violenta le donne: è uno che crede di amare e ama male.
Lu
Certo che se i personaggi fossero stati tutti un po’ più sfaccettati, forse il film avrebbe funzionato meglio. Il fatto di aver fatto questo film in modo un po’ naif, in modo molto elementarizzato, con situazioni stereotipe, non c’entra con le esigenze della commercializzazione del film, può essere il modo sbagliato di aver concepito una cosa.
Adelaide
Ci sono molte cose del personaggio maschile che sono ben delineate, come per esempio la descrizione dell’amicizia con Santino. Invece, dove non mi.piace è proprio nella caratterizzazione del personaggio femminile; si sente che forse c’è stata la mancanza di un dibattito dietro la rappresentazione di Vannina. Secondo me si dovevano rendere molto più complesse sia Vannina che Suna. Voi avete voluto mostrare tutto un arco di questa donna, che risulta però . talmente veloce da risultare incomprensibile. Vannina passa dalla disperata sottomissione al fare all’amore col ragazzino, mi sono sfuggiti i passaggi chiave di questa emancipazione.
Sofia
Per me, forse ho sbagliato, erano sufficienti i due episodi in cui Orio e Vannina si riconoscono come oppressi, per giustificare il loro momento di liberazione e di incontro.
Lu
Forse Vannina doveva essere più contraddittoria fin dall’inizio, come del resto era nel libro; è vero che abbiamo dovuto tagliare molte cose del libro, perché non fossero strumentalizzate, per cui forse alcune cose vengono fuori senza giustificazione.
Adelaide
Non ho capito l’inserimento di Mafalda, la femminista. Sarebbe stato più bello evidenziare i personaggi di Giot-tina, Tota, cioè i personaggi che hanno un rapporto con le cose magiche, con il mondo delle donne, l’immagine popolare. Mafalda invece…
Lu
Mafalda è sbagliata da molti punti di vista, nella intera costruzione del personaggio, rimane esterna alla vicenda.
Adelaide
In fondo a Mafalda viene fatta colpa di non aver capito il problema di Suna. Se c’era da fare una serie di critiche al personaggio emancipato, forse bisognava stare più attente.
Sofia
Ti farà ridere, ma ci siamo poste il poste il problema di non fare di Mafalda il prototipo della femminista e l’abbiamo risolto facendone una che lavora per una radio libera, una che non c’entra col movimento. Per esempio nella scena del parco avevamo messo uomini e donne, anzi, più uomini che donne, proprio perché fosse chiaro che non era un raduno femminista. Quando abbiamo visto la scena girata, ci siamo accorte che sembravano tutte donne ma ormai era girata e non potevamo dire: ricominciamo. L’immagine in questo caso ci ha fregato.
Lu
Inizialmente Suna e Mafalda dovevano avere un rapporto omosessuale, che era il riconoscersi e amarsi come donne a partire dal loro avere in comune un uomo. Togliendo questo, Ma-, falda è rimasta completamente esteriore.
Adelaide
Per me era meglio parlare di donne e non di femministe.
Maricla
L’immagine come l’avevo vista io era: le femministe sono queste, che mandano donne raccattate per caso a fare politica mentre loro si fanno i maschi.
Lu
Noi non pensavamo si potesse leggere anche così quell’episodio; la nostra non voleva essere una critica al femminismo.
Maricla
Sì, ma non si capisce bene che quelle tre del campeggio non sono femministe, perché proprio per lo stereotipo femminista, che esiste ormai, vengono invece recepite come tali.
Lu
E vero, ma il torto maggiore è l’esteriorità di questo personaggio. Le autocritiche possiamo stare una vita a farle.
Maricla
Se gli errori sugli altri personaggi le «femministe» sono disposte a passarli, le sviste su un personaggio che sembra femminista non lo perdonano facilmente, perché siamo in un periodo di crisi, in un clima di mercificazione continua e quindi ci stiamo più attente, sono sviste più pericolose.
Adelaide
È mancata l’articolazione della storia tra queste tre donne, come invece era articolata la storia tra Giacinto e Santino. Per le donne il discorso è più complesso, più difficile da rendere, però…) ;
Lu
Già nel libro c’erano dei «personaggi» e come tali stereotipati: il mondo magico di Giottina, la piccolo borghese Vannina, l’emancipata Suna, la politica Mafalda. Forse se avessimo messo tutte queste cose solo dentro Vannina come tanti pezzi di lei, ne sarebbe venuta fuori una donna vera e non un personaggio e avremmo fatto un film diverso e forse migliore.
Sofia
Ma non c’eravamo messe in questa ottica: gli incontri di Vannina che la fanno crescere, in fondo volevano essere tanti incontri con se stessa.
Maricla
Una cosa che mi ha colpito moltissimo e che mi ha fatto sentire una mano femminile: tutto l’atteggiamento del corpo di Vannina, in cui è evidente la repressione sul nostro corpo che subiamo continuamente.
Sofia
Ecco, perché lì c’è stato l’apporto spontaneo di Stefania.
Maricla
Avete dei progetti per il futuro immediato?

Sofia
No. Però volevo dire che se l’aver fatto questo film dovesse significare per me solo il debutto alla regia, che mi apre la strada al cinema industriale, veramente considererei un fallimento tutta l’esperienza. Voglio continuare su questa strada, invece. Se il successo del film mi dà la possibilità di continuare un discorso e la dà contemporaneamente anche alle altre donne che vogliono tentarlo, questo è veramente il fatto grosso, perché diventa un aprire la strada alle altre donne, anche tramite il proprio successo. È creare un precedente.