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donne

lou salomé

…il suo grande amore per la vita, il suo bisogno «ì liberare tutte le proprie energie, il non riconoscere autorità di nessuna norma o convenzione, soprattutto di quelle che ratificano la subordinazione del ruolo femminile.

luglio 1978

di Lou Salomé si è sentito molto parlare in seguito all’uscita del film di Liliana Cavani. «Al di là del bene e del male». Un film molto discusso che ha suscitato polemiche su tutti i giornali, dall’Espresso, alla Repubblica, al Corriere, fino a tutti i rotocalchi femminili come Amica e Annabella.
Il film è come una lente di ingrandimento su un periodo ben preciso e molto limitato della vita della Salomé di Nietzsche e Rèe, lente deformata dalla regista nel senso che la vicenda rappresentata risente pesantemente della chiave interpretativa della Cavani. Basterà far notare che Lou, Rèe e Nietzsche non misero, mai in atto il progetto di .vita a tre come invece appare nel film.
Senza entrare nel merito delle polemiche, riconosco alla Cavani di aver portato alla ribalta questo; importante personaggio della cultura femminile della fine , del secolo scorso, in fondo., così poco conosciuto.
Per sapere qualcosa di più, ho usato gli unici strumenti disponibili, i libri usciti, ristampati e reclamizzati sulla scià del rumore suscitato dal film: la biografia di Peters, l’autobiografia e gli scritti psicoanalitici.
La foto di una bella signora di mezza età ci guarda dalle copertine della biografia e dei saggi, la famosa foto, già vista su quasi tutti i giornali, di Lou che tiene la frusta e siede sul carro a cui sono attaccati Nietzsche e Rèe ci guarda dalla copertina dell’autobiografia, intitolata «Il mito di una donna». La presentazione sul retro dei libri colpisce con frasi del genere: «Musa e ispiratrice di poeti per gli uni, mangiatrice di uomini e sesso vorace per. gli altri, questo inquietante personaggio femminile…» oppure «Figlia di un generale russo d’origine francese e. moglie.di un cronista tedesco, atea di razza ebraica e di religione luterana, amica irrequieta e amante divorante… antesignana del femminismo e della psicoanalisi». Dunque un personaggio «inquietante», una «amante» di uomini famosi come del resto appare anche dai titoli dei giornali. Se però si abbandona la confezione esterna dei libri fatta anche, come ovvio, per attrarre il lettore generico sugli aspetti di più facile presa e ci si addentra direttamente nelle prime pagine introduttive, vediamo un clima e un taglio completamente diversi. Cesare Musatti nella prefazione agli scritti psicoanalitici. Dice: «Parlare di Lou Salomé mi mette soggezione. Come se dovessi affrontare tutto un mondo di pensiero: la filosofia, la letteratura, la poesia, il teatro, la musica, la psicologia dell’Europa intera a cavallo dei due secoli. Attraverso tutto ciò è passata questa donna straordinaria…;». Le parole di Freud stesso sono poste alla fine della prefazione, nel, commovente necrologio da lui dedicato alla/donna; «Il cinque febbraio di quest’anno nella sua casetta a Gottinga, è mancata, con una morte serena, la signora Lou Andreas Salomé di 76 anni circa.
Gli ultimi 25 anni di vita di questa donna straordinaria appartengono alla psicoanalisi alla quale essa ha dato il contributo di importanti lavori scientifici e che essa anche esercitò praticamente…».

una biografia per capire
La biografia intitolata «Mia sorella, mia sposa» è il libro più facile e che in fondo dà più elementi di comprensione; della vita della donna.
È stato un libro affascinante per me; ma è meglio dire che è la vita di Lou scoperta attraverso il suo biografo che è affascinante, eccezionale. Il libro, anzi, è scritto in uno stile un po’ retorico, facile, un po’ paternalista ;e alcune ipotesi fatte dall’autore su alcuni periodi non chiari della vita, non sono ovviamente smentibili o controllabili anche se viene fornita un’ampia documentazione e bibliografia. Lou nasce a Pietroburgo nel 1861, suo padre è un generale dell’esercito imperiale russo.
Già da adolescente fa scandalo nel suo ambiente quando rifiuta la religione, quando dichiara alla madre di frequentare di nascosto un pastore protestante olandese di 46 anni, Gillot. La relazione tra Lou e Gillot è però esclusivamente di scambio culturale. In lui essa trova il maestro che le fornisce gli strumenti razionali per affrontare il mondo della cultura. Il rapporto di Lou col mondo sarà sempre legato alla cultura, allo studio, alla filosofia, alla psicoanalisi, per questo il suo. nome sarà legato a quello l di uomini così famosi, perché lei in prima persona parteciperà attivamente, con contributi originali e autonomi, alla vita culturale più avanzata. Quando Gillot la chiede in moglie, è per Lou il crollo di un mito perché non è certo quello che vuole da lui» ed è la fine della loro relazione. Lou abbandona la Russia dove tornerà con Rilke solo, molti anni più tardi e incomincia la sua ricca e movimentata vita attraverso l’Europa.
Molto spesso a Lou capitano situazioni analoghe a quella con Gillot, incontri con uomini che l’amano e la desiderano e che invece a lei interessano esclusivamente dal punto di vista dell’amicizia intellettuale.
Pensiamo al filosofo Paul Relè, col quale Lou vive pei vari anni a Berlino senza avere con lui rapporti sessuali. Pensiamo al marito di Lou, l’orientalista Karl Andreas, l’unico uomo che Riesce a sposarla e che rimane suo marito per 43 anni senza però mai avere rapporti sessuali con lei. Solo dopo i 30 anni, Lou comincia ad avere rapporti sessuali; Ha una storia di amore intensa, con il poeta Rainer Maria Rilke che dura 3 anni e poi altre storie con altri uomini a nessuno dei quali rimarrà però legata in modo esclusivo. Parlavo di vita movimentata per i lunghi viaggi che essa compie sempre attraverso l’Europa, per la sua infaticabile, attività di scrittrice di romanzi; di saggi, di recensioni e di scritti psicoanalitici dopo l’incontro con Freud al congresso di Weimar.

vita libera ma non liberata
Una vita dunque piena, «eccezionale», ricca di rapporti umani, di amicizie, di amori, di produzione letteraria, di anticonformismo, di rifiuto di certe convenzioni, di, indifferenza alle critiche più spietate (pensiamo alla campagna diffamatoria scatenata contro di lei da Elisabeth Nietzsche), Una vita che. pare il simbolo di una vera liberazione femminile. Dico pare perché molti sono i dubbi. Forse è stato facile per lei condurre una vita libera essendo una aristocratica dotata per la prima parte della vita di Una rendita.sicura. Forse le è statò facile essere anticonformista nell’ambiente dell’avanguardia culturale europea. Il suo gestire i rapporti in modo da porre in primo piano le esigenze di libertà e sviluppo personali, forse non teneva conto delle esigenze degli Uomini o comunque delle persone che si legavano a lei .(pensiamo al supposto suicidio di Rée, alla figura del marito…) È, con’ questi dubbi e molta voglia di arrivare alla «donna» Lou che ho letto l’autobiografia, ma che delusione!
Abituata a leggere autobiografie delle donne del nostro tempo femministe o comunque interpreti di un nuovo modo di presentare il personale (pensiamo a K. Millet, a Verena Stefan, a Simone de Beauvoir, a Violette Leduc, a Doris Lessing…) e abituata alla pratica della autocoscienza, ho cercato ne «Il mito di una donna» quello che non potevo trovarvi. Lou non ci dà nessun elemento per capirla, sembra celare volutamente i suoi pensieri. Forse ce li svela ma pensiero ha per lei un significato diverso dal nostro. Non è uno smascherare il proprio personaggio pubblico e presentarcelo in tutte le sue contraddizioni, ma è riflessione filosofica sulla vita. Non è cercar di capire il proprio atteggiamento con gli uomini nelle radici più profonde, ma è ancora una volta riflessione colta ad esempio sulla poesia di Rilke o sulla personalità di studioso di Karl Andreas. I vari settori della sua vita, la famiglia, le , amicizie, l’amore (l’autobiografia non segue un criterio cronologico) sono presentati sempre col taglio e la terminologia filosofico-psicoanalitico. La conclusione che si può trarre da un approccio come il mio è che in fondo ci dice di più di Lou la sola esposizione degli episodi della sua vita straordinaria o, qualche citazione significativa dai suoi scritti. Questi testimoniano perlomeno il ‘suo grande amore per la vita, il suo bisogno di liberare tutte le proprie energie, il non riconoscere l’autorità di nessuna norma o convenzione e soprattutto di quelle che ratificano la subordinazione del ruolo femminile.
Forse,una donna capace di leggere fra le righe, dotata di una preparazione filosofica e che possa accedere al suo carteggio potrebbe trovare la chiave di lettura in un’ottica femminista di questo personaggio che, per come appare dai libri citati, affascina ma in definitiva sfugge completamente.


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