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convegno sessuologia

quando iI guardone si traveste da giornalista

dal nudo femminile in copertina, ad una sessualità come “ritorno al privato” che ci riporta indietro.
Rasenta lo strazio leggere sui giornali gli articoli sul convegno mondiale di sessuologia, svoltosi a Roma dal 24 al 28 ottobre.
Il convegno era stato organizzato dal CIS, unico centro italiano che si interessa di sessuologia e legato a doppio filo con il Vaticano, il cui statuto recita: «nell’ambito dei problemi etici della sessualità il centro si ispira ai princìpi del cristianesimo”.
Sarebbe già stata una buona pista dalla quale partire per riportare ciò che avveniva all’Eur.
Niente, i nostri giornali, più o meno avanzati, più o meno di sinistra, hanno rivelato in particolar modo solo il lato più appariscente e morboso delle nuove terapie che il convegno andava discutendo, ponendo ogni tanto qualche bella domanda irrisolta sul rapporto tra sesso e lavoro o tra sesso e società. Sembra che i congressisti fossero esponenti della peggior razza di guardoni, frequentatori abituali di sale cinematografiche specializzate nella proiezione di film pornografici, lettori accaniti di giornaletti per soli uomini, guardati dall’esterno e in modo ironico dai giornalisti, più che mai tronfi del loro “potere culturale”. Non ho idea e non m’interessa quale fosse il clima del convegno. M’interessa invece sapere perchè la nostra stampa ci ha raccontato solo i nuovi giochi erotici di moda in America, e, ammettendo anche che non si sia parlato d’altro, perchè ciò non è stato detto chiaramente? Innanzitutto il sesso vende. È una frase vecchia e scontata, una polemica che è inutile riaprire, l’importante però, è tenerla sempre presente. Le copertine di “Panorama” e dell’ “Espresso” parlano da sole. Hanno foto e titoli che non riguardano assolutamente il convegno, ma quelle foto e quei titoli di copertina, all’interno, rimandano ad articoli sul convegno.
Nessuno chiede alla stampa di rinunciare alle sue entrate ottenute grazie a copertine o ad articoli che “offendono la donna», non è più l’epoca delle illusioni, quando si sosteneva che un giornale solo perchè si professa di sinistra, deve rispettare una parte del suo pubblico. Un giornale è un’impresa commerciale, come tale deve vendere e cerca di vendere nel modo che ritiene più opportuno. Premesso questo, mi permetto però di dire cose vecchie e stantie. La ragazza fotografata nuda in copertina, oltre a svolgere fino in fondo il suo ruolo commerciale ripropone il caro mito della donna oggetto da vedere e da consumare a uso degli uomini e della donna modello cui uniformarsi per le donne. Il discorso si precisa quando si analizza il contenuto degli articoli. La sessualità diventa o l’unica ragione di crisi della coppia o un buon motivo per metterla in crisi. Ecco quindi che i nostri santoni giornalisti si ritrovano alle prese per l’ennesima volta con l’orgasmo della donna e con l’eiaculazione precoce dell’uomo, sfruttando la sessualità — per proporre un ritorno al privato. È vero che da parecchio tempo ormai la sfera “politica” della nostra vita ha subito un rovesciamento, che ci si è rinchiusi nelle case e nei rapporti personali, ma l’avvoltoio giornalista, che non perde una battuta per farci sapere cosa è bene e cosa è male, non vuole farci aprire gli occhi sul fatto che il privato in cui ci si rinchiude oggi non è quello da cui uscimmo tempo fa.
Oggi sappiamo che la nostra sessualità è sì un problema di coppia, da cui però spesso non sono esenti la morale giudaico-cristiana, la mancanza di un’educazione sessuale e la legge sull’aborto, tutte cose tutt’altro che private. La donna che non riesce a raggiungere l’orgasmo non è tanto limitata dalla mancanza di fantasia nelle posizioni, ma dalla morale che le ha trasmesso da tempo e in modo ormai quasi indelebile il concetto della sessualità al solo fine procreativo o dalla paura di rimanere incinta.
Quindi la stampa che propone il ritorno al privato alla riscoperta dell’amore e della sessualità fa apertamente un gioco bieco e meschino. Il potere culturale di cui è investito il giornalista si permette di invitare i poveri mortali a un piacevole ritorno al privato alla scoperta dì donne che col passare del tempo e col dilagare del femminismo sono diventate giochi sempre più piacevoli.

dicembre 1978

dal nudo femminile in copertina, ad una sessualità come “ritorno al privato” che ci riporta indietro.
Rasenta lo strazio leggere sui giornali gli articoli sul convegno mondiale di sessuologia, svoltosi a Roma dal 24 al 28 ottobre.
Il convegno era stato organizzato dal CIS, unico centro italiano che si interessa di sessuologia e legato a doppio filo con il Vaticano, il cui statuto recita: «nell’ambito dei problemi etici della sessualità il centro si ispira ai princìpi del cristianesimo”.
Sarebbe già stata una buona pista dalla quale partire per riportare ciò che avveniva all’Eur.
Niente, i nostri giornali, più o meno avanzati, più o meno di sinistra, hanno rivelato in particolar modo solo il lato più appariscente e morboso delle nuove terapie che il convegno andava discutendo, ponendo ogni tanto qualche bella domanda irrisolta sul rapporto tra sesso e lavoro o tra sesso e società. Sembra che i congressisti fossero esponenti della peggior razza di guardoni, frequentatori abituali di sale cinematografiche specializzate nella proiezione di film pornografici, lettori accaniti di giornaletti per soli uomini, guardati dall’esterno e in modo ironico dai giornalisti, più che mai tronfi del loro “potere culturale”. Non ho idea e non m’interessa quale fosse il clima del convegno. M’interessa invece sapere perchè la nostra stampa ci ha raccontato solo i nuovi giochi erotici di moda in America, e, ammettendo anche che non si sia parlato d’altro, perchè ciò non è stato detto chiaramente? Innanzitutto il sesso vende. È una frase vecchia e scontata, una polemica che è inutile riaprire, l’importante però, è tenerla sempre presente. Le copertine di “Panorama” e dell’ “Espresso” parlano da sole. Hanno foto e titoli che non riguardano assolutamente il convegno, ma quelle foto e quei titoli di copertina, all’interno, rimandano ad articoli sul convegno.
Nessuno chiede alla stampa di rinunciare alle sue entrate ottenute grazie a copertine o ad articoli che “offendono la donna», non è più l’epoca delle illusioni, quando si sosteneva che un giornale solo perchè si professa di sinistra, deve rispettare una parte del suo pubblico. Un giornale è un’impresa commerciale, come tale deve vendere e cerca di vendere nel modo che ritiene più opportuno. Premesso questo, mi permetto però di dire cose vecchie e stantie. La ragazza fotografata nuda in copertina, oltre a svolgere fino in fondo il suo ruolo commerciale ripropone il caro mito della donna oggetto da vedere e da consumare a uso degli uomini e della donna modello cui uniformarsi per le donne. Il discorso si precisa quando si analizza il contenuto degli articoli. La sessualità diventa o l’unica ragione di crisi della coppia o un buon motivo per metterla in crisi. Ecco quindi che i nostri santoni giornalisti si ritrovano alle prese per l’ennesima volta con l’orgasmo della donna e con l’eiaculazione precoce dell’uomo, sfruttando la sessualità — per proporre un ritorno al privato. È vero che da parecchio tempo ormai la sfera “politica” della nostra vita ha subito un rovesciamento, che ci si è rinchiusi nelle case e nei rapporti personali, ma l’avvoltoio giornalista, che non perde una battuta per farci sapere cosa è bene e cosa è male, non vuole farci aprire gli occhi sul fatto che il privato in cui ci si rinchiude oggi non è quello da cui uscimmo tempo fa.
Oggi sappiamo che la nostra sessualità è sì un problema di coppia, da cui però spesso non sono esenti la morale giudaico-cristiana, la mancanza di un’educazione sessuale e la legge sull’aborto, tutte cose tutt’altro che private. La donna che non riesce a raggiungere l’orgasmo non è tanto limitata dalla mancanza di fantasia nelle posizioni, ma dalla morale che le ha trasmesso da tempo e in modo ormai quasi indelebile il concetto della sessualità al solo fine procreativo o dalla paura di rimanere incinta.
Quindi la stampa che propone il ritorno al privato alla riscoperta dell’amore e della sessualità fa apertamente un gioco bieco e meschino. Il potere culturale di cui è investito il giornalista si permette di invitare i poveri mortali a un piacevole ritorno al privato alla scoperta dì donne che col passare del tempo e col dilagare del femminismo sono diventate giochi sempre più piacevoli.


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