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BIOGRAFIE

una storica alla corte di bisanzio

giugno 1982

 

seduta lunghe ore al tavolo di lavoro, Anna Comnena studiò e visse combattuta tra dio e il marito, nata per fare l’imperatrice, dovette accontentarsi di passare alla storia come cronista della corte di bisanzio

 

Nella parte orientale dell’impero romano, sopravvissuta al crollo dell’occidente, si mantenne e si sviluppò, per circa un millennio, una società raffinata e cosmopolita, punto di incontro di tutte le forze culturali ed umane che avevano caratterizzato il mondo antico, e stavano dando una fisionomia a quello moderno.

In questa società alle donne era riservata la grande libertà personale, di cui avevano goduto le donne romane, ed anche un posto di rilievo nell’ambito della vita pubblica come, invece, non si era verificato nella parte occidentale dell’impero.

Alcune donne di carattere eccezionale riuscirono a dare una loro impronta all’epoca in cui vissero. La più nota è, certamente, Teodora, attrice e ballerina da circo, che divenne moglie dell’imperatore Giustiniano e fu dal marito associata all’impero. Gli atti ufficiali erano firmati nel nome di Giustiniano e di Teodora, l’influenza dell’imperatrice su tutte le questioni politiche fu in molti casi determinante. Giustiniano è noto, fra l’altro, per essere stato particolarmente attento alla posizione giuridica delle donne sue suddite. Legislator uxoris (il legislatore delle donne), lo dissero i giuristi ed attribuirono il merito, anzi la colpa, delle sue riforme al pessimo influsso della moglie. In questo concordando con gli storici, presso i quali Teodora non ha mai goduto buona fama.

Qualche secolo dopo salì alla ribalta l’imperatrice Irene, si disse che aveva accecato il figlio per usurpàrne il trono. Anche in questo le donne sono uguali agli uomini, per il potere possono essere spiètate. A Irene fu anche attribuito un progetto matrimoniale che includeva Carlo Magno, così i due sxrebbero riusciti ad unificare di nuovo l’Impero. Il matrimonio non ci fu, e la storia non mutò il suo corso. Altre donne riuscirono, in mancanza di fratelli, a cingersi del diadema imperiale, nessuna di particolare rilievo, del resto neanche tutti gli imperatori si distinsero per le loro qualità.

 

uomini rozzi donne raffinate

Dove soprattutto le donne si distinguevano era nel campo culturale. L’educazione delle dame della famiglia reale, e delle famiglie nobili non aveva nulla da invidiare a quella dei maschi. Filosofia, arte, letteratura, musica, erano insegnamenti impartiti con la più completa liberalità, a maschi e femmine, che parlavano contemporaneamente il latino ed il greco, ormai dimenticato in occidente.

In buona parte il risveglio culturale dell’occidente europeo, e la trasmissione degli insegnamenti dell’antichità classica, ebbero per veicolo alcune dotte ed intelligenti principesse bizantine. Queste, venute in spose in terre straniere incontravano uomini rozzi, spesso semi analfabeti, in ambienti totalmente dissimili a quello cui erano abituate e che, tuttavia, riuscirono a modificare e migliorare. La corte bizantina restava lontana, faro di luce e punto di riferimento per tutto un mondo imbarbarito.

Un esempio, tra i più rilevanti, del tipo di donna che abbiamo tentato di descrivere è costituito da Anna Comnena, figlio primogenita dell’imperatore Alessio I Comneno e di Irene Doukas, storica di grande importanza. La sua opera è fondamentale per lo studio di un periodo importante della storia bizantina e dell’Italia meridionale, per quella parte che riguarda le spedizioni normanne in oriente. È inoltre una fonte insostituibile per la ricostruzione e decifrazione dei dati archeologici che concernono la città.

l’amore dell’Infanzia…

Seduta lunghe ore faticose al tavolo da lavoro, alla incerta luce di una lampada, preoccupata solo di Dio e dei suoi libri, ormai avanti negli anni, così ci piace immaginare Anna, la principessa porfirogenita, perchè nata da un imperatore, che era stata allevata per essere imperatrice essa stessa.

Nacque il 2 dicembre del 1083, l’indomani del rientro di suo padre, come previsto da consueta profezia, trionfatore dei Normanni. La sua somiglianza con l’imperatore fu subito stupefacente, e simili a lui sarà anche nel carattere. La nascita veniva a rinsaldare il matrimonio tra Irene Doukas ed Alessio I Comneno che aveva unito due famiglie già divise da una profonda rivalità.

Pochi giorni dopo la bambina fu fidanzata a Costantino Doukas, figlio di un precedente imperatore, che venne associato al trono. Anna pertanto fu insignita del diadema imperiale; la giovane coppia seguiva sempre l’imperatore assieme al quale era acclamata dal popolo. Come molte principesse bizantine che avevano ricevuto una raffinata educazione, alcune di loro contribuirono alla formazione e diffusione della cultura classica nell’Europa occidentale, Anna si dedicò presto allo studio delle lettere in cui eccelse. Conobbe il greco in tutte le sue sfumature e raffinatezze e, terminata la prima istruzione, si dedicò alla retorica e alla filosofia studiando assiduamente Aristotele, Platone, Demostene, Polemo- ne, Omero oltre a vari poeti e storici che costituirono una solida base per il lavoro al quale avrebbe dedicato la maturità e la vecchiaia.

Parimenti edotta nelle arti del quadrivio, si occupò anche di teologia e di diritto canonico, studiò l’arte della divinazione, allora complemento indispensabile di ogni dotto, e conobbe bene la matematica. Particolarmente esperta nella medicina ebbe dalla madre l’incarico di controllare la diagnosi sulla morte del padre.

Era insomma uno spirito superiore, ben cosciente di esserlo, anche se, con lodevole modestia attribuì sempre i suoi meriti a Dio. Ma soprattutto della, sua nascita Anna era orgogliosa, .della sua famiglia, che amò e rispettò e della nobilissima stirpe imperiale dalla quale discendeva, e che illustrò col suo lavoro.

Purtroppo l’inaspettata nascita di un fratello la privò delle prospettive imperiali, la principessa in verità non si adattò nè subito nè facilmente alla nuova situazione. Continuò a lungo, e con tenacia, a combattere per far valere i suoi diritti di primogenita, sostenuta nelle sue aspirazioni dalla madre, che ambiva a vedere sul trono questa figlia prediletta, tanto dotata, nella quale si riconosceva.

L’affetto tra le due donne è intensissimo, ”questo capolavoro d’Oriente e d’Occidente ” scriverà Anna di sua madre, punto luminoso pari alla luna che corrisponde allo splendore del sole in cui raffigura il padre, “il grande faro che rischiara il mondo, il centro dell’universo”. Con questo gusto per la luce la storica bizantina si collega idealmente ed esteticamente, alla grande tradizione dello stile greco. Per tutta la sua famiglia Anna nutrì un grande affetto che si manifesta in tutta la sua opera, unica eccezione il fratello sempre considerato un usurpato- re e detestato con tutta l’anima.

Una grande tenerezza conserva per il ricordo di Costantino, il primo fidanzato, “l’amore dell’infanzia”, morto prematuramente che appare molto simpatico anche se un po’ sbiadito come carattere.

 

… quello della maturità…

Se con le ambizioni politiche non ottenne i risultati previsti e fu frustrata nelle sue alte aspirazioni, negli affetti fu invece fortunata. Il grande amore della sua vita fu il marito, Niceforo Bryenne, altrettanto innamorato della moglie, uomo di bellezza incomparabile, di spirito superiore e di eloquenza consumata. Eroico nelle battaglie, umano in tempo di pace, abile diplo

matico: con tali e tante qualità Anna lo considera degno del trono sul quale tentò di insediarlo alla morte del padre, contrastando il fratello Giovanni. L’operazione non riusci perchè Niceforo non volle macchiarsi di fellonia nei confronti del cognato, come sostiene la moglie, o perchè non fu abbastanza deciso, come sostengono alcuni storici, certamente male intenzionati. Lealtà o titubanze che fossero, non riuscirono a guastare l’armonia della coppia, e quando la morte colse Niceforo sul campo di battaglia la sua sposa lo pianse a lungo e ne sentì la perdita per tutta la vita.

 

…e il fascino del guiscardo

Da ora in poi la sua vita sarà dedicata, oltre che agli studi, alla stesura della ’’Alessiade”, con cui celebrò le gesta paterne e di tutta la famiglia. Come storica è certamente partigiana, e non lo nasconde, gli eccessi retorici a cui talvolta si abbandona ci lasciano alquanto dubbiosi, e perplessi, su alcuni giudizi e su certi elogi troppo sperticati. Ha, però, il dono dello scrivere, vede giusto e sente profondamente la materia che tratta. La verità, peraltro, non esclude la poesia come dimostrano alcune epiche descrizioni della eroica resistenza di Alessio contro i Normanni. Questi invasori, predatori venuti dal nulla capeggiati però da un personaggio singolare, che certo non passa inosservato, quel Roberto il Guiscardo, bellissimo ed eroico, di cui la principessa percepì il fascino trasmettendone la sensazione sino a noi.

I meriti dell’Alessiade non sono’solo letterari, il libro infatti costituisce una delle fonti più importanti per la sua epoca ricco com’è di informazioni, tutte di prima mano. L’autrice conosce personalmente gran parte delle persone di cui parla, i luoghi in cui i fatti avvengono, (l’Alessiade è stata preziosa per ricostruire la pianta di Costantinopoli), inoltre ha accesso agli archivi ed alle documentazioni più dirette. Gli argomenti sono sempre presentati con chiarezza, le date e i nomi precisi, pregio non da poco in quel periodo, e non solo in quello; i personaggi sono spiegati accuratamente. Insomma in tutta la struttura dell’opera l’autrice dimostra di possedere non comuni strumenti tecnici e di saperli usare adeguatamente. Tutte queste qualità, nonostante la scontata piaggeria, inevitabile date le circostanze, fanno dell’Alessiade un’opera preziosa dal punto di vista storico e di grande interesse anche per il lettore non specializzato.


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