Cuba

impressioni da un viaggio

«…ma quando siamo riuscite a parlare, quasi tutte le compagne cubane della Brigata, erano lì a sentire, discutere, piene di cose, fatti, cambiamenti. È vero, ci sono chiusure-ma si crea un’alleanza immediata, “di pelle”…».

gennaio 1978

Abbiamo avuto problemi, a Cuba, nel rapporto con una realtà, per quel che riguarda la donna, abbastanza particolare, perché unisce costantemente fasi avanzate a livelli estremamente arretrati, conquiste a ritardi, discussioni, capacità di ricerca a rigidità e qualche, volta dogmatismo. Abbiamo cercato di riportare qui, il più fedelmente possibile, la discussione che si è avuta tra noi, compagne italiane, sedute nell’aeroporto di Montreal, a chiacchierare delle nostre impressioni, sensazioni, pensieri…
Maria Grazia: …a me l’atteggiamento dei cubani non è sembrato poi molto diverso da quello degli italiani…
Daniela e Serena: no, no, non sono d’accordo…
Serena: …generalizzato, univoco l’atteggiamento machista dei compagni della brigata.
Daniela: tanto più se pensiamo che qui la rivoluzione c’è stata…
Maria Grazia: non è automatico, il cambiamento, anche una società uscita dalla rivoluzione può liberarsi solo con il tempo…
Titti: devo interromperti, voglio dire che per me, personalmente è stata la riconferma della importanza della liberazione al di là di un discorso emancipatorio, che da solo è parziale, limitato… Cuba mi ha dato chiarezza sugli obiettivi del movimento delle donne, il problema della autonomia è essenziale…
Serena: le donne sono sempre in secondo piano, mi fa paura…
Daniela: ho avuto la sfortuna in vita mia, di conoscere troppi latino-americani, la loro cultura, storia, rispetto alle donne è incredibile; questo in parte, a Cuba ancora rimane, la rivoluzione è giovane…
Alessandra: ho voglia di personalizzare questo discorso, io ho vissuto una esperienza traumatica, la divisione tra personale e politico, tra pubblico e privato, pensavo di non ritrovarla a Cuba, ingenuamente a livello dei rapporti interpersonali, invece sono sempre più d’accordo con chi dice che non esiste rivoluzione senza liberazione, il fatto che questo ancora non è messo in pratica, mi sono sentita ancora più violentata per questo, quello che rimpiango è di non avere avuto rapporti più intensi, di non averli approfonditi, con le compagne cubane.
Serena: non dimentichiamoci che, accanto al machismo di alcuni compagni esistono conquiste importantissime: la sparizione della prostituzione, l’aborto in pochi giorni, gratuitamente, liberamente scelto, il divorzio che si può ottenere in pochi mesi, la volontà di inserimento qualificato delle donne nel lavoro, un dibattito nel Paese, che c’è sui problemi della donna, per cambiare anche la mentalità dei «mariti».
Sandra: non voglio dimenticarlo, ma voglio ripensare alle cose che mi hanno creato problemi, sollevato dubbi. È vero, come diceva Alessandra, che abbiamo spesso avuto difficoltà nel rapporto con le compagne cubane, la stanchezza, la pigrizia, forse il «coinvolgimento interno» con i compagni della brigata italiana. Ma quando abbiamo parlato (vi ricordate, sedute sul prato davanti alla sala da pranzo quando raccontavamo agli italiani l’incontro avuto con le compagne della federazione delle donne…) quando siamo riuscite a parlare, quasi tutte le compagne cubane erano lì a sentire, discutere, piene di cose, fatti, cambiamento. È vero ci sono chiusure, anche da entrambe le parti, ma si crea una alleanza immediata «di pelle» su tantissimi argomenti, che magari si affrontano in modo diverso… con i maschi cubani invece è stato più difficile, forse l’atteggiamento da italiani a Rimini, insomma noi eravamo, nonostante tutto, le straniere, era costantemente un problema entrare direttamente in relazione da persona intera a persona intera…
Alessandra: quando siamo state a sentire Fidel, il 28 settembre, a piazza della rivoluzione, be’, sono andata in giro un po da sola (tra un milione di persone) ed era invivibile, ti fischiano, ti guardano, sono troppi, non puoi difenderti…
Titti: voglio dire, che secondo me, le donne a Cuba, forse hanno ottenuto con una mobilitazione «specifica» di massa sui loro problemi, in fondo abbastanza relativa, una serie di conquiste formali e sostanziali immense, ma la carenza, a livello di massa, di una analisi sufficiente, la paghi, le contraddizioni vengono attutite, la libertà non si regala…
Sandra: d’accordo con Titti, va bene, inoltre è chiaro che gran parte dell’energia dei ‘cubani si esprime nel senso della rivoluzione, della costruzione del socialismo, e questo spesso toglie, radicalizzando tutto, lo spazio alle istanze particolari, come può venire considerato il problema delle donne.
Titti: proprio così e secondo me questo problema è simile a quello dell’istituzione rigida, del rischio di una sovietizzazione (leggi burocratizzazione dell’apparato statale) a quello del dissenso; della possibilità che esista, di una cultura che rischia di diventare a senso unico…
Serena: pensa agli ospedali psichiatrici, alle divise…
Titti: in particolare per quel che riguarda la donna, voglio dire, esiste una contraddizione tra la Federazione delle donne, i legami che ha con il partito, le gerarchie interne, ed un livello umano e di cultura delle compagne, che vanno avanti a voler capire, cambiare…
Serena: sì, le più giovani soprattutto…
Titti: quando sono stata a chiacchierare una sera con alcune maestre di 18-20 anni, a Sancti Spiritus, c’è stato uno scazzo tra ragazzi e ragazze sul discorso dei ruoli, molto vivace, molto animato. Non credo che sia paragonabile questa realtà ad una realtà sovietica, c’è una stabilizzazione di fatto, ma una cultura che ancora lascia spazi ampi per invertire il processo.
Sandra: mi ha fatto paura l’idea che loro sanno del movimento femminista, ad esempio in Italia, non ne conoscono la forza, spesso ne ridono, considerandola una realtà parzialissima…
Maria Grazia: secondo me, state esagerando, la rivoluzione non ha cambiato tutto, certo 20 anni fa, c’era ancora il colonialismo; da noi con la guerra di liberazione, non è cambiato tutto, adesso cambia un po’, bisogna aspettare qui a Cuba, che il nuovo diritto di famiglia, incida; non giudicare troppo severamente gli altri, visti i problemi che abbiamo in Italia, insomma aspettare…
Sandra: la lotta è, in sé, già cambiamento.
Titti: non è aspettando che incida il diritto di famiglia che si cambia, deve, deve esistere una presa di coscienza delle donne…
Tutte: no, non credo, è difficile giudicare con i nostri parametri…
Maria Grazia: bisogna vedere in che senso marciano le cose…
Serena: per me, ad esempio non è, solo la legge, se lo danno, o no, ma cosa vuol dire abortire per le donne, è ora di discorsi tra donne…
Daniela: per me l’FMC non è ovviamente liberatorio, anche perché ne è escluso il personale…
Alessandra: poi, non mi va neanche di parlare soltanto del nostro rapporto con Cuba e con le compagne e compagni cubani, ma anche tra di noi, per me è stata una esperienza importantissima, è la prima volta che ho convissuto costantemente con 35 persone, gli italiani, più tutti gli europei della brigata, convivere per un mese, dormire, mangiare, lavorare, divertirsi, stare insieme, senza mai spazi per me, è stato importantissimo e difficile insieme, forse la cosa che ho più vissuto sono proprio i rapporti con i compagni italiani e cubani.
Sandra: e tra di noi…
Daniela: è vero, inoltre, abbiamo visto anche tra gli italiani atteggiamenti allucinanti di caccia alle donne, alla straniera, quando non anche con noi, settarismo e a volte violenza…
Serena: forse il machismo dei compagni italiani è più «raffinato», dai, il fatto dei due compagni cubani che vanno a guardare una italiana mentre dorme in santa pace in camera sua, oppure quella compagna svizzera che ha passato tutta la sera del primo sabato, c’era la fiesta, in lagrime…
Daniela: va bene, tu dici più raffinato, ma non è anche più ipocrita, l’atteggiamento degli italiani? cavalcano la tigre del movimento, se possono ti insegnano come liberarti meglio, e…
Serena: be’, insomma, se vieni del tutto negata, come persona, se non riesci a parlare, che ti ritrovi stretta ad un muro, è più difficile per noi, e anche qualitativamente diverso…
Maria Grazia: forse l’abitudine a stare insieme tra uomini e donne è diverso…
Serena: non sono proprio d’accordo…
Titti e Serena: le cose che in Italia sono cambiate le abbiamo volute noi.
Alessandra: a Napoli è sempre la stessa cosa, non puoi girare per le strade…
Maria Grazia: a Genova non ho nessun problema a girare, 15 anni fa era diverso…
Tutte: scherzano, ridono…
Serena: insomma, queste differenze?
Maria Grazia: continuo a non vederle…
Sandra: non mi frega niente, scusate, di decidere chi è più buono o più cattivo, ma la delusione di non vedere abbastanza cambiare…
Maria Grazia: in un primo momento giudichi con i tuoi parametri, sei delusa, poi li accetti come sono…
Alessandra: no, proprio no, non sono d’accordo, non riesco a capire un personale che mi violenta…
Maria Grazia: ma, insomma dobbiamo ricordarti che qui c’è il sottosviluppo, certo neanche usare questo come alibi…
Daniela: Marisela ha detto che c’è una reale volontà di cambiare, le nuove generazioni, mi hanno dato fiducia…
Serena: è strano i compagni italiani, alcuni li ho trovati cambiati, forse per quello che le donne hanno saputo fare in Italia…
Alessandra: …che comico, vi ricordate, quello che alla fine si diceva al campo delle italiane: «non ci si può provare, sono troppo femministe» e questo mi fa pensare alla forza del movimento…
Sandra: e che mi dite della libertà sessuale?
Alessandra: ne sappiamo poco.
Daniela: mi sembra che ci sia ormai una libertà di fondo, anche perché non esiste a Cuba una morale rigida di riferimento, come è da noi la morale cattolica, ma questa libertà è ancora schiva, spesso segreta… Serena: ruolizzata?
Sandra: Leonor mi ha detto che loro la rivoluzione l’hanno fatta, che noi elaboriamo, elaboriamo, ma abbiamo difficoltà a fare, e questo in parte è storicamente un problema del movimento femminista. Poi, a Cuba si partiva da una tale situazione di arretratezza che le linee di tendenza rispetto alla questione femminile, su cui si è mossa la rivoluzione, gli enormi successi ottenuti, anche i piccoli passi avanti, sono cose che non posso dimenticare, in nessun momento, neanche quando mi arrabbio…
Serena: hanno delle strutture, una serie di conquiste che, in parte, sono più avanti della loro mentalità, che pure sta cambiando…
Maria Grazia: è difficile lottare contro una cultura, una storia di secoli.
Titti: insomma, secondo me, il problema non è dare un giudizio più o meno positivo, ma come noi crediamo che si vada avanti nel senso di una sempre maggiore coscienza, capacità di pratica specifica, autonomia… Sandra: d’accordo con te, ma vedo anche tendenze contrapposte, che vanno nel senso di sempre maggiore appiattimento delle contraddizioni, appunto della specificità, come ad esempio le donne che in Italia fanno una battaglia durissima nel sindacato per momenti e strutture e prassi particolari ed a Cuba, una volta che lavorano, vanno a riconoscersi totalmente nel sindacato, mettendo in disparte il rapporto con la federazione delle donne…
Titti: è tutto vero, ma ho fiducia che si vada avanti, che le donne siano capaci di fare una battaglia di massa, tutte ‘insieme…
Serena: la nascita di un disordinatissimo movimento femminista a Cuba?
Daniela: bisogna tornare a Cuba tra cinque anni…