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dalla parte di lui

luglio 1974

 

« Guarda — mi dice — quando una donna sa lavorare, sa lavorare meglio di un uomo ». Allunga la mano verso il thermos di acciaio inossidabile posato sulla scrivania e si versa un bicchier d’acqua. Dalla manica della giacca grigio fumo emerge un impeccabile polsino a righine bianche e blu sul quale spicca un gemello quadrangolare. Sopra c’è effigiata in rilievo la testa del coniglietto dalle lunghe orecchie, simbolo di successo di un noto mensile « per uomini ».

 

Nell’ufficio le luci sono indirette, pacate; moquette per terra, legno alle pareti, telefono a pulsanti: tutto quello che per l’arredatore nostrano fa management americano ad alto livello. Fuori, passando, ho intravisto un uomo al centralino telefonico. Bene, ho pensato, si vede che qui alle donne gli fanno fare qualcosa di meglio. Anche il bottone del telefono contraddistinto dal cartellino « segreteria » sollecita la risposta di una voce maschile. Quasi non ci credo: possibile che qualcuno si sia reso conto che anche un uomo può battere a macchina una lettera in triplice copia? Certo che deve essere stata una bella fatica svezzarsi dal convocare la « signorina » — quel « signorina » che consegna la segretaria all’anonimato dei primati a mala pena superiori, mai qualificato da un cognome, quel « signorina » che significa non ti vedo, non ti sento, almeno fino a che non mi scrivi parcellizzazione con le z al posto sbagliato.

« Beh, tu lo sai come la penso nei confronti di Marta. — Marta è sua moglie, che è anche amica mia — Lei ha la sua libertà, siamo soci. In pratica sono sempre io quello che abbozza. Anzi, ti dirò, magari ti sembra un paradosso, ma siete proprio voi a tirare in ballo una polemica superata. E’ roba vecchia. Che c’entra, donna, uomo, ognuno vale per quello che sa fare ».

In verità, mi ha raccontato Marta, è stato proprio lui a portare a casa un libro della Greer, che lei ha trovato illeggibile. Lui, invece, se l’è letto da capo a fondo e ha perfino cercato di discuterlo con Marta e gli amici del bridge. E’ un gran lettore, lui; sa tutto, per esempio, sul comportamento sessuale umano secondo Masters e Johnson i quali, però, l’hanno un po’ confuso quando dicono che non esiste una differenza documentabile tra orgasmo clitorideo e orgasmo vaginale. Dio sa se ce l’aveva messa tutta, dopo aver attentamente studiato un manuale sul matrimonio felice (se l’era fatto portare dalla Svizzera quando da noi non si trovava ancora) per trovare la posizione migliore per dare a Marta la sua brava parte di soddisfazione a letto. Marta, in realtà, l’aveva trovata piuttosto scomoda per via del suo rene abbassato.

« Certo, — continua — le sperequazioni sul piano del lavoro sono ancora veramente intollerabili. Capisco quello che provate ». Sbircia il telefono come se di lì gli dovesse venire una minaccia mortale. Cambia posizione sulla poltrona per ritrovare una comodità che gli consenta di mantenere un tono blandamente discorsivo. « Magari capisco poco quando dite che non bisogna portare il reggipetto, a meno che non si tratti di un topless ». Ammicca divertito, evitando di far scendere lo sguardo più in giù del mio collo, lo cerco di dominare l’impulso di alzare la mano per controllare se le mie bretelle sono tutt’e due a posto. Andiamo bene. Faccio uno sforzo ancora più intenso per non tirarla fuori quella parola: condizionamento.

« Comunque, queste sono le solite scempiaggini che si fanno solo in America ». Si porta di nuovo il bicchiere alle labbra, ha la bocca secca.

« Beh, divide et impera. — dico io stentatamente — E’ facile giocare sulle ambiguità nazionalistiche. L’assennata donna italiana, che è tale grazie alle prestazioni del suo focoso maschio latino, contro la menade americana che deve sfogare in qualche modo le voglie insoddisfatte dal suo inadeguato compagno puritano. Il problema… ». Mi rifiuto di stare al gioco, anche se, evidentemente, la faccenda del reggipetto mi deve aver dato parecchio fastidio. Ripiego su un terreno neutrale: « Del resto, Schopenhauer era convinto che il cervello femminile non sarebbe mai stato in grado di afferrare il concetto di metafisica ». Gli tendo la mano dato che anche lui fa la sua parte nella lotta generale costringendosi a chiamare il suo segretario « Bianchi » e non « signorino ».

« Metafisica o non metafisica, lo agisco, non parlo soltanto. Marta, per esempio, non verrà mai a chiedermi il salario come collaboratrice domestica, lo le passo il mio stipendio pari pari. A proposito, ti ha fatto vedere la pelliccia nuova? Con i ragazzi, poi, ha carta bianca. Io ho detto soltanto a Marco che se mette incinta una ragazza, se la sposa, non ti pare? Claudia basta che faccia attenzione, ma sa benissimo che da me può sempre venire a chiedere aiuto ». Benissimo; in una sola botta abbiamo sistemato il problema delle ragazze-madri e quello della pillola.

Per la verità, sono andata a trovare il marito di Marta per chiedergli se può aiutarmi a trovare un altro lavoro, perché quello che ho mi sta ammazzando.

« Bella mia, io lo so che tu hai tutte le qualifiche per occupare un posto dirigenziale, ma di questi tempi è tutto grasso che cola se un uomo riesce a trovare un posticino per mantenere la famiglia ». Stavolta gli è scappata, ma non se ne accorge, perché adesso non sta più facendo il conversatore brillante; ha riassunto la sua onesta personalità di maschio che si ammazza di lavoro per la sopravvivenza della sua nidiata.

Ronza sommesso il telefono: si è illuminato il bottone che dice « presidenza ». Scattano insieme liberazione e condanna. Per un attimo le sue spalle assumono la rigida posizione dell’attenti. « Certo, certo, Francesca. Sai, avevo pensato… no, no, certo… ». Mi strizza l’occhio, ma il suo volto è intersecato da mille righe di tensione. « Bene, sorto subito da te ». Il ricevitore torna sulla forcella con un colpo più energico del necessario. Poveretto, vorrei prendergli la mano, con il suo polsino e il suo coniglietto di Playboy, per fargli sentire che non gliene voglio. « Carissima, scusami tanto ma ti debbo lasciare ». Attraverso il braccio con cui mi avvolge la spalla sento che si trasferisce in me il suo tremito. Dolcemente mi sospinge verso la porta. « Ci vediamo presto, sai. Telefona a Marta ». Mi stringe la mano ma è già lontanissimo: « La presidentessa è nera, tocca correre. Sai com’è, quando le donne sono in menopausa ».


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