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quale droga?

luglio 1975

 

«La politica della droga è stata basata su un concetto fondamentale: che l’obiettivo della società è di eliminare l’uso non medico di droga. Raramente ci si è chiesti se questo obiettivo è desiderabile o possibile (1)». Tre anni fa è toccato all’hashish. Ora è la volta dell’eroina. La volta di che? Ma è chiaro, la volta di fungere da capro espiatorio in una società marcia, che tenta di nascondere il proprio sfacelo imputandone la colpa a una sostanza (così come — in altri periodi — a un determinato gruppo etnico o politico o altro ancora). Ci tocca oggi rileggerci, sui giornali cosiddetti seri, la stessa pappardella di tre anni fa, sui giovani drogati che si confessano, sulla spirale della droga, sulle madri in pianto. Però non capita mai, dico mai, di leggere su un giornale, (o men che meno, di vedere alla televisione) un discorso scientifico sulla droga.

 

Ma cosa significa in realtà droga?

«Droga» secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (definizione quindi «ufficiale» è «qualunque sostanza naturale o sintetica che introdotta nel corpo umano provoca delle alterazioni del funzionamento del cervello». In seguito a questa definizione, sono considerate droghe una serie di sostanze di uso comune e che, proprio in quanto tali vengono chiamate col loro nome e non con l’appellativo generico e terribile di «droga». Queste sostanze sono tè, caffè, tabacco, alcool, noce moscata e altre meno usate. Altre droghe sono una serie di -medicinali di uso comune; ansiolitici, antidepressivi, sonniferi, barbiturici, simil barbiturici (che i dottori danno con tanta larghezza e leggerezza alle donne, soprattutto casalinghe, colpite da esaurimento nervoso, insonnia, ansia, in una parola male di vivere che certo non si guarisce con le droghe, sia pur legali) da una parte, e amfetamine dall’altra; le amfetamine vengono prescritte sempre da dottori non molto informati o non molto coscienziosi, agli operai che non lavorano abbastanza (sono degli eccitanti), alle donne che vogliono dimagrire (fanno passare l’appetito) ai ragazzi che devono studiare e agli sportivi che devono gareggiare.

Queste finora citate sono le droghe «legali» (per comprare barbiturici e amfetamine bisogna però essere in possesso di ricetta medica); esiste

poi tutta un’altra serie di droghe che sono illegali: oppio, morfina, eroina, cocaina, hashish, marijuana, LSD, peyote, mescalina, psilocibina. Qual è la differenza — in termini di pericolosità — tra le prime e le seconde? Tra le legali e le illegali? La domanda così posta è malposta, perché trattandosi di parecchie sostanze, con caratteristiche diverse tra loro, l’unico paragone che si può fare è tra una determinata sostanza e un’altra. Come il grado di pericolosità del tè e quello dell’alcool sono molto diversi (eppure entrambe queste droghe sono legali) così il grado di pericolosità dell’eroina non è lo stesso di quello dell’hashish. Ma c’è di più: non solo il grado di pericolosità varia da droga a droga, ma non si può nemmeno dire che ogni droga abbia in sé un livello di pericolosità x, ben definito. In realtà la pericolosità di una droga varia a seconda dell’ambiente sociale e della personalità del consumatore. Tipico è il caso della droga alcool. Tutte — o quasi — consumiamo alcool. Ma c’è una gran differenza tra bere uno o due bicchierini durante i pasti, anche tutti i giorni, ed essere alcolista. Dell’alcoolismo non si parla mai, non si dice mai che di alcool in Italia, oggi, si muore molto di più e molto più facilmente che di eroina. Quale è, allora, o quale è stato, il criterio che ha guidato i legislatori quando è stato steso l’elenco (internazionale) delle sostanze stupefacenti (sostanza stupefacente è un termine legale e non medico, e significa appunto «droga illegale»?)

I criteri sono stati storici, economici, politici. Giammai medici.

Rifare qui la storia delle leggi sulle droghe sarebbe lungo e fuori luogo. Consigliamo le interessate di leggersi i libri in bibliografìa.

II discorso medico sulle droghe oggi si può articolare in questo modo: esistono grosso modo tre categorie di «drogati» (parola che non significa assolutamente niente di definito): IL consumatore, il farmaco dipendente, il tossicomane (2).

Consumatore è colui che consuma saltuariamente una determinata droga; bere un bicchiere di whisky il sabato sera, farsi la fumatina di hashish una volta ogni tanto, annusare la cocaina alle feste, significa essere «consumatore» di alcool, hashish, cocaina. NOTA: il consumo non fa mai male a nessuno (tranne incidenti assolutamente casuali, non rilevanti statisticamente).

Farmaco dipendente è colui che «non può più fare a meno della droga» senza grossi sforzi. Una droga per cui la farmacodipendenza è la condizione tipica è iI tabacco. (Esempio: è farmacodipendenza bere sempre un po’ di vino durante i pasti, fumare sempre un certo numero di sigarette giornaliere, farsi lo spinello di hashish tutte le sere e provare un certo disagio nell’abbandonare queste abitudini). Cosa ‘importante da tenere presente è che il farmaco dipendente ha una vita del tutto normale, non sconvolta dall’uso di droga. Corre scarsi pericoli, diversi a seconda del tipo di droga usata, nettamente inferiori a quelli che corre mangiando olio di colza, tonno al mercurio e tutte queste piacevolezze che ci ritroviamo a tavola tutti i giorni.

Tossicomane è colui che non solo non può più fare a meno della droga, se non intraprendendo una seria cura di disintossicazione, fatta sotto controllo medico, ma soprattutto accentra la sua Vita e i suoi interessi intorno alla droga. Quando i giornali ci mostrano le foto, più o meno folkloristiche, dei giovani «distrutti dalla droga» è dei tossicomani che parlano, ma l’orrore prodotto si estende nelle menti dei lettori, anche agli innocenti consumatori. Ma qual è il meccanismo per cui si arriva alla tossicomania? Il meccanismo per cui si passa, per esempio, dal bicchierino ogni tanto, alla cirrosi epatica e al delirium tremens? Dato che tutte — o quasi — in Italia siamo consumatrici di una droga con possibilità tanto letali come l’alcool, e che coloro che diventano tossicomani sono una piccola percentuale delle consumatrici, allora non è la droga-in-sé che provoca la tossicomania, ma sono altri fattori. E’ vero che ci sono droghe usando le quali è più facile scivolare nella tossicomania (morfina-eroina), droghe con le quali è impossibile (hashish, cocaina, tè, caffè, tabacco, LSD etc.), droghe a metà strada (alcool, amfetamina, barbiturici), però in ultima analisi non è mai la droga-in-sé responsabile della tossicomania. E’ la situazione personale (individuale – familiare – sociale) di chi si accosta ad essa che è determinante.

Non voglio qui riportare tutte le teorie (consiglio a chi è interessata la lettura della «Ricerca» di Cancrini) sull’argomento. Vorrei però sottolineare una cosa. Che è molto facile sbarazzarsi dei problemi del disadattato con la scusa che è la droga brutta cattiva che io fa star male e agire male, perché così non si deve mai affrontare la situazione (sociale, politica, familiare) che ha causato i problemi e quindi la tossicomania (non viceversa). E’ comodo far l’elettrochoc ai «drogati» (e levarseli dai piedi). Meno comodo offrire una vita decente e gioiosa a ogni essere umano (e lo sfruttamento sul lavoro e la repressione sessuale e la repressione familiare e la scuola che non funziona e gli ospedali che non ci sono etc. etc. dove li mettiamo?). A questo punto mi accorgo di essere stata molto noiosa e di non aver detto nessuna delle infinite cose interessanti che si possono dire sulla droga: il problema legale (in base a quale follia siamo arrivati a trovare logico che un essere umano vada in galera per due anni perché fa una cosa «che gli fa male»?), l’uso delle droghe psichedeliche per fare autoanalisi, autocoscienza, per conoscerci meglio (e tutto quello che c’è di eversivo in ciò è ben pericoloso per l’ordine costituito), i rapporti tra droghe e politica, i motivi per cui si cade nella tossicomania, il significato eversivo, rivoluzionario dell’uso di droghe illegali, le motivazioni dei consumatori di droga (questo è uno dei punti più dolenti: sulla droga parlano e scrivono i non-consumatori, o addirittura i detrattori, ed eventualmente gli «ex-drogati-pentiti», mai i consumatori convinti, per cui non si capisce mai perché ci si droga), gli effetti piacevoli e spiacevoli dati da ogni droga, le modificazioni del carattere che intervengono dopo un lungo uso, le speculazioni economiche dei grossi spacciatori (dei governi addirittura), le speculazioni politiche, i motivi che hanno spinto a una tanto fanatica caccia alle streghe contro i «drogati», i meccanismi inconsci che operano da una parte e dall’altra, il problema della «diversità» (il drogato è un diverso, una strega, e in quanto tale va perseguitato ed eliminato, ma nello stesso tempo è utile a mantenere un certo sistema sociale), i rapporti tra droghe e stregonerie nel medio evo, eccetera eccetera eccetera. Sulla «droga» si possono scrivere volumi ; c’è solo da scegliere l’argomento. Però tra tutte le cose interessantissime che si potevano dire ho preferito dire queste cose tecniche, noiose, per sgombrare il campo da una serie di bugie, o meglio di falsi ricorrenti, che stanno confondendo molto le idee.

(1) Rapporto della Commissione Nazionale USA 1973 sulla Marjuana (Drug Use in America: Problem in Perspective).

(2) L. Cancrini: «Droga».

 

BIBLIOGRAFIA

Rusconi M., Blumir G. «La droga e il sistema» ed. Feltrinelli, 1972.

Blumir G.» La marijuana fa bene» ed. Tattile 19V3.

Blumir G. «Con la scusa della droga» ed. Mazzetta, 1973.

Cancrini L. «Droga» ed. Mondadori, 1972.

Concrini L. e altri «Ricerca sulle tossicomanie giovanili» ed. Mondadori, 1973.

«Drug Use in America: Problem in Pers-pective» (per averlo, scrivere a: United Kingdom Advisory Committee on Marjua-na and Drug Dependence: Cannabis) ed. H.M.S.O., 1968 – Londra.

Arnao G. «Rapporto sulle droghe» ed. Cadmos (in corso di stampa).


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