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psicologia

self-help: dal corpo alla mente

come e fino a che punto si può analizzare se’ stesse
il parere di karen horney, b una famosa psicanalista

gennaio 1982

Sono convinta che una delle maggiori conquiste del movimento delle donne sia stata la diffusione a livello di larghi gruppi, da un lato della consapevolezza che era necessario riappropriarsi delle conoscenze riguardanti la nostra salute, dall’altro dell’importanza, che ogni donna si impadronisse di almeno alcuni degli strumenti tecnici rimasti per decenni patrimonio degli “esperti”.
Credo che quanto è stato fatto nel campo della salute fisica (auto-visite, controllo del seno, conoscenza del corpo, ecc.), vada esteso anche alla “salute mentale”. In un certo senso già nei gruppi di autocoscienza molte donne hanno potuto capire meglio alcuni meccanismi individuali e di gruppo e non a caso questo ha spinto molte femministe “in analisi”. Oggi, secondo me, si rischia anche troppo di “mitizzare le varie forme di psicoterapia”, di rifugiarsi fin troppo nell’esplorazione dei meandri dell’io e anche di farsi sfruttare un’altra volta da miriadi di analisti, divenendo un’ottima fonte di reddito elevato e continuato. Tuttavia mi sembra miope negare che certe conoscenze psicologiche possano essere utili per affrontare meglio le continue difficoltà e gli stress intra e interpersonali,(l) con cui ci dobbiamo confrontare lottando come “donne in cambiamento” in questo periodo storico. Alleggerire la “fatica psichica” di essere donna oggi, cercando di socializzare alcune “tecniche” che possono essere benefiche, scegliendole tra le centinaia di manuali che oggi sono sul mercato e che promettono (spesso a vanvera) letteralmente tutto: come imparare a rilassarsi, a fare l’amore, a comunicare, a godere, a incazzarsi, a diventare più forti ecc. ecc. È lo scopo che mi propongo in questo incontro mensile con voi che leggete, e vi sarei grata per critiche, suggerimenti di testi o tecniche, commenti o altro.

è la vita l’aiuto più efficace
Vorrei cominciare oggi da un libro “vecchio” di una famosa psicanalista, Karen Horney,(2) autrice di un volume intitolato: “Autoanalisi: come e fino a che punto ci si può analizzare da se stessi”. Inizio da lei perché, come lei, ritengo che: “Oggi la gente si volge sempre più verso l’analisi, non perché soffra di scoraggiamenti, di fobie o di disturbi del genere, ma perché sente di non riuscire a tener testa alle difficoltà della vita perché si rende vagamente conto che dentro ogni individuo giocano dei fattori che lo frenano o lo danneggiano nelle sue relazioni con gli altri… è opinione ancora largamente diffusa che l’analisi costituisce l’unico mezzo per far progredire lo sviluppo della personalità. Inutile dire che ciò non è vero. La vita di per se stessa è l’aiuto più efficace per il nostro sviluppo. Le severe esperienze che la vita ci infligge, e anche i beni che essa ci dona valgono ad aiutarci nel raggiungimento del nostro massimo potenziale. Disgraziatamente l’assistenza che ci viene così offerta presenta alcuni svantaggi, i fattori benefici non intervenendo sempre nel momento preciso in cui ne avremmo bisogno, le difficoltà non si limitano sempre ad esplicarsi come semplice incitamento allo sviluppo delle nostre attività e del nostro coraggio e spesso non fanno che schiacciarci col loro peso; infine ci possiamo trovare a tal punto impigliati in difficoltà psichiche da non essere capaci di utilizzare l’aiuto che la vita stessa ci offre… Di qui l’utilità della psicanalisi… l’assistenza analitica professionale anche se potesse venir estesa a un maggior numero di persone tuttavia riuscirebbe solo scarsamente a raggiungere tutti coloro che da essa sarebbero pronti a trarre beneficio. È per tale ragione che il problema dell’autoanalisi assume tanta importanza’… (pagg. 7-8).

un evento, un sogno, una delusione
Forte di queste sue convinzioni sull’utilità dell’autoanalisi la Horney ha scritto un prezioso manuale in cui descrive le possibilità e desiderabilità dell’autoanalisi, spiega quali sono le forze motrici della nevrosi e offre degli strumenti sia per fare “autoanalisi occasionale” sia per “l’autoanalisi sistematica”. La prima può essere fatta per comprendere un evento occasionale, un sogno, una delusione amorosa, un attacco di ansia immotivata, la seconda quando si desidera fare su se s tessi un lavoro più lungo e approfondito.
L’autoanalisi richiede però, secondo la Horney, “uno spirito di spietata onestà verso se stessi perché si potrà riuscire a scoprire se stessi solo, e finché, e fino al punto in cui tale spirito animatore prevalga”, (pag. 121). Uno dei tanti modi di svolgere un’autoanalisi sistematica e quello di esaminare i propri sogni. La Horney cita due principi che si possono utilizzare per capire i propri sogni: 1) “I sogni non ci danno una rappresentazione fotografica e statica dei sentimenti, ma sono precipuamente una espressione di tendenze… La caratteristica più importante dei sogni è, come l’ha definita Freud, che sono la realizzazione di un desiderio. Ciò non significa necessariamente che essi rappresentino un desiderio conscio o che simbolizzino in modo diretto qualcosa che riteniamo desiderabile. La realizzazione del desiderio sta più nell’intenzioni che nel contenuto esplicito. In altre parole i sogni rivelano i nostri impulsi, i nostri bisogni, e spesso rappresentano un tentativo di risolvere i conflitti che in quel momento ci tormentino. Sono un gioco di forze emotive, piuttosto che una esposizione di fatti. Qualora vi vengano a cozzare tra loro due potenti e contraddittori impulsi, il sogno potrà essere turbato da una sensazione d’ansia…
2) Un sogno non può venire compreso finché non lo si possa mettere in connessione con lo stimolo reale che lo ha provocato. Non basta ad esempio riconoscere in un sogno delle tendenze pregiudizievoli o degli impulsi alla vendetta in generale. Bisogna sempre domandarsi quale sia la provocazione della quale il sogno rappresenta la risposta, se ci riesce di scoprire la connessione, ci sarà dato di apprendere parecchio sull’esatto tipo di esperienza che rappresenta per noi una minaccia od un’offesa e sulle reazioni incosce che esso provoca”.
Un secondo modo di autoanalizzarsi è quello di osservare in quali condizioni soffriamo di alcuni disturbi quali depressione ricorrente, stitichezza cronica, timidezza generale, insonnia, inibizione a concentrarsi su un lavoro. Soprattutto è importante studiare i vacillamenti di questi disturbi: la loro frequenza e intensità è infatti di solito legata a dei fattori, che attraverso un’accurata osservazione possono essere messi in luce.
Un terzo modo di autoanalizzarsi consiste nello sfruttare ogni opportunità per divenire familiari con le parti sconosciute di noi, prendendo coscienza di quando, e in quali circostanze ci sentiamo “emotivamente turbate” in maniera sproporzionata all’evento stesso. Servendoci di libere associazioni” (3) si può poi cercare di comprendere il significato di questi turbamenti emotivi.
Le osservazioni insieme alle associazioni e alle questioni che originano costituiscono il materiale greggio dell’autoanalisi. La lavorazione di questo materiale ridiede tempo e una certa continuità. Il metodo di lavoro seguito nell’autoanalisi non differisce da quello svolto insieme all’analista e la sua tecnica consiste essenzialmente nelle libere associazioni. Lavorando da solo, il paziente prende nota mentalmente o per iscritto delle proprie associazioni. La Horney raccomanda di scriverle quando è possibile, perché così si ha il vantaggio di poterle rileggere in un secondo tempo, e riscoprirci un altro significato che a prima vista ci era sfuggito. Questo lavoro può essere fatto ogni giorno per mezz’ora. O una, due volte la settimana, l’importante è seguire il procedimento con una certa assiduità, in modo da diventare anche più pratici nello scoprire, ad esempio, la vera ragione di una reazione emotiva esagerata.
Nel considerare questa ragione occorre:
a) lasciare affiorare i ricordi connessi con questo tipo di esperienza;
b) capire quali sentimenti appaiono in questi ricordi;
c) quale rilevanza hanno nella situazione di vita di che si analizza.
Il procedimento di autoanalisi si articola dunque in tre fasi: riconoscimento di una tendenza nevrotica (attraverso una sintomo psicosomatico, sogni ricorrenti, reazioni emotive sproporzionate, ecc.); comprensione di quanto essa implica (attraverso libere associazioni, ecc.); scoperta delle relazioni reciproche con altre tendenze nevrotiche.

il gioco delle forze contrastanti
L’autoanalisi mette in moto dentro il nostro Io un gioco di forze contrastanti: un gruppo ha interesse a mantenere immutate le illusioni e il senso di sicurezza connessi alla struttura nevrotica, l’altro gruppo invece è interessato a rovesciare la struttura nevrotica per ottenere maggiore libertà. Per cui a un certo punto dell’analisi la persona incontra dei blocchi, delle resistenze a procedere oltre. Secondo la Horney la tecnica per affrontare una resistenza, è ancora una volta il tentare di valersi delle libere associazioni e di rivedere le note del lavoro analitico precedente, e soprattutto quello di non insistere a procedere “contro” una resistenza. La tecnica di autoanalisi proposta dalla Horney non opera cure miracolistiche, essa può soltanto aiutare una persona a superare certe difficoltà, ed a convogliare le energie bloccate da una nevrosi in altri campi. Come scrive la Horney alla fine del suo manuale: “La vita è lotta e sforzo, è sviluppo e crescita, e l’analisi è uno dei mezzi che possono essere di aiuto in questo processo. Certo, i risultati positivi sono importanti, ma anche lo sforzo tenace ha il suo valore intrinseco”, (pag. 208).

NOTE

Per rapporti inter-psichici si intendono i rapporti con i propri vissuti psicologici, con gli aspetti consci ed inconsci della propria personalità. I rapporti interpersonali, sono invece quelli tra individui.

Per chi volesse approfondire questo argomento, cfr. Karen Horney, Autoanalisi: (Astrolabio 1971).

La libera associazione significa un tentativo da parte della persona di esprimere senza riserve, e nell’ordine che gli si va presentando, tutto ciò che gli venga in mente, e ciò senza preoccuparsi se questa o quella cosa gli appaia insignificante, estranea all’argomento, incoerente, irrazionale, ecc.

 


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