I pensierini della bambina povera

luglio 1974

 

Cara mamma ieri

ti ho portato un fiore.

Ma non farci l’abitudine

e non t’illudere: questa è la prima e ultima volta.

Costano troppo cari, dio faust,

e io

per la befana

vorrei regalarmi una colt

tutta nuova

che costa cara anche quella

ma ha il vantaggio di non appassire

e

se hai buon naso puoi farci anche la

RIVOLUZIONE!

 

 

Anche i sindacati rivoluzionari rossi

dicono

che la bambina povera

vale

meno

del bambino povero.

Non mi verrai a dire

che i sindacati rivoluzionari rossi sono stupidi.

NO.

Sono maschi.

 

 

Ragazzi

qui

bisogna parlarci chiaro perché

la bambina povera ne ha le scatole piene

di te

di lui

di voi

di tutti.

Primo

perché

senza chiedere il suo permesso

l’avete fatta vergine santa e ficcata sull’altare

per il gusto erotico di bruciarle proprio sotto la punta del naso

un lumino acceso.

Secondo

per tutti quei dispetti che la maestra

d’accordo

col bambino ricco e col bambino povero

le ha fatto

e

continua a farle

in nome delle sante madri partorienti.

Terzo

perché ha scoperto il trucco

e mo’ non ci sta più

e vi ritorna indietro tutto:

la museruola

gli orecchini

la catenella al collo

e rivuole le sue cose

compreso il fodero con la pistola.

 

 

Mia carissima mamma.

(Io la mamma non ce l’ho,

mi è morta tanti anni fa,

ma io le scrivo lo stesso, per farle dispetto)

Mia carissima mamma,

se tu mi avessi fatta maschio

ti avrei cavato gli occhi

e te li avrei messi in mano.

Così,

per il piacere di farlo.

Invece sono una bambina

e non vado in chiesa

e non vado a scuola

e non so cucire

e non so cucinare

e non mi frega un cazzo del bucato

e non mi faccio correr dietro dai bambini

e non mostro il culo

e NON SO STIRARE!

e non sono buona

e dico le parolacce.

Se tu mi avessi fatta maschio ora

adesso

come potrei essere contenta

a non fare tutte queste cose?

Ciao.

 

 

Le bambine devono andare in chiesa.

E i bambini alla guerra.

Le bambine devono fare le ciambelle.

Per i bambini che vanno alla guerra.

Le bambine devono dire — sì signor bambino —

Al bambino che va alla guerra.

Le bambine devono preparare il caffelatte.

Per scaldare il bambino che va alla guerra.

Le bambine non devono sputare nel caffelatte.

Il caffelatte che beve il bambino che va alla guerra.

Le bambine devono stirare l’armatura.

Del bambino che va alla guerra.

Le bambine devono pulire per terra.

La terra che calpesta il bambino che va alla guerra.

Le bambine che sono bambine

devono

devono perché devono

perché sono bambin

devono devono

devono devono devono devono

devono

e il bambino va alla guerra.

E magari

nemmeno muore.

 

 

Siccome mi hai restituito la museruola che ti avevo

fatto per il tuo compleanno,

dice il bambino povero alla bambina povera,

ti faccio sapere che mi sono offeso come una bestia.

E io ti faccio sapere che la museruola

non la voglio

perché

mi va di mordere e di abbaiare.

E

se

il prossimo regalo sarà un guinzaglio

te lo faccio tutto attorno al collo

finché non ti esce il cervello per i buchi del naso.

Fortuna che i bambini poveri tengono il cervello

tutto ribaltato all’indietro,

non ti sarà facile sfilarmelo dalla testa.

Come sia sia

io i regali li voglio a serramanico

se hanno le canne corte

e soprattutto

se non sono regali.

 

 

 

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